SUMMERHILL, DOVE LA FELICITA’ E’ "DI SCUOLA". OMAGGIO A ALEXANDER SUTHERLAND NEILL.

2018-06-08T10:24:48+00:00febbraio 5th, 2015|Il BUDDISMO del SUTRA DEL LOTO, NOVITA', Riflessioni & Condivisioni|
Buddismo e Società n.168 – gennaio febbraio 2015
Omaggio a Alexander Sutherland Neill
A Summerhill, dove la felicità è “di scuola”
un’intervista immaginaria di Maria Grazia Grilli

 

 

Parafrasando un’espressione che conosciamo forse tutti, “la felicità è di casa”, è questa l’atmosfera che si respira alla Summerhill School, in Inghilterra, l’unica scuola dove i bambini piangono quando finisce e dove nessuno usa l’autorità per imporre valori e risolvere problemi. Come racconta il suo creatore Alexander Sutherland Neill nel libro I ragazzi felici di Summerhill, dal quale ho tratto le risposte per questa intervista immaginaria.
«Dobbiamo tutti un po’ guarire dall’infelicità», sosteneva Neill: «Una persona felice non invoca la guerra, né lincia un nero, non ruba, né ammazza. Una donna felice non brontola con il marito e con i figli. Un uomo d’affari felice non opprime le persone che lavorano con lui. I delitti, l’odio e le guerre si possono spiegare con l’infelicità. Essere liberi e felici ovunque oppure essere un intricato miscuglio di conflitti odiando se stessi e odiando l’intera umanità. Queste due varianti sono il destino che i genitori e gli insegnanti decidono di donare ai loro bambini».

Summerhill è una scuola basata sui diritti dei bambini, è così?
Sì, tutti hanno gli stessi diritti. Nessuno ha il permesso di strimpellare sul mio pianoforte e io non posso prendere la bicicletta di un bambino senza il suo permesso. E quando Billy, cinque anni, mi disse di andarmene dalla sua festa di compleanno perché non mi aveva invitato, me ne andai senza esitare, proprio come Billy se ne va dalla mia stanza quando gli dico che voglio stare solo.

Ogni controversia viene messa al voto di tutti, piccoli e grandi.
Attraverso assemblee e discussioni. Talvolta l’assemblea si deve occupare di furti. Non vi sono punizioni in questi casi, ma si deve sempre indennizzare la vittima. Spesso i ragazzi vengono da me e mi dicono: «John ha rubato dei soldi a David; è un caso psicologico o dobbiamo denunciarlo?».
Se io lo ritengo un caso psicologico, dico loro di lasciarmelo risolvere. Se, invece, John è un ragazzo normale e felice che ha rubato oggetti di poca importanza, allora lascio che la causa venga portata avanti. La cosa peggiore che potrà capitargli è di essere privato del denaro per le piccole spese fino a quando non avrà restituito il debito.
È sorprendente questa forma di fedeltà degli allievi di Summerhill alla loro forma di democrazia. Non vi è paura né vi sono risentimenti.
Spesso capita che un ragazzo sottoposto a un lungo processo per un atto antisociale di cui viene riconosciuto colpevole venga eletto presidente per la seduta successiva.
Non finisce mai di meravigliarmi il senso di giustizia dei bambini.

A Summerhill il gioco è di importanza vitale.

Se vogliono, i bambini possono giocare tutto il giorno. Da noi il successo non è una conseguenza del risultato accademico. Ogni bambino può sviluppare ciò che sente di poter essere. La filosofia della scuola è di consentire la libertà a ogni individuo. Le lezioni non sono la preoccupazione centrale. Ciò non vuol dire che i bambini non studino.
I bambini liberi scelgono, fra le materie offerte, solo quelle che li interessano e dedicano una buona parte del loro tempo ad altre attività: la falegnameria, i lavori con i metalli, la pittura, la lettura di romanzi, la recitazione, le fantasticherie e i dischi jazz.
Tom di otto anni apriva continuamente la porta del mio studio per chiedermi: «Allora, che cosa devo fare adesso?», ma nessuno gli diceva cosa doveva fare.
Sei mesi dopo, per trovare Tom avreste dovuto andare nella sua stanza. Lo avreste trovato invariabilmente immerso in un mare di carte geografiche. Passava il tempo disegnando mappe. Un giorno un professore dell’Università di Vienna venne in visita a Summerhill. S’imbatté in Tom e più tardi venne da me per dirmi: «Ho provato a esaminare quel bambino in geografia e mi ha parlato di luoghi che non avevo mai sentito nominare».

La libertà dei bambini è un argomento che andrebbe discusso più spesso.
Non se ne discute perché la maggior parte delle persone non è d’accordo a concedere la libertà ai bambini. Sostengono: la vita è dura e i bambini vanno educati in modo che da grandi siano in grado di inserirsi nella vita. Dobbiamo insegnare loro la disciplina. Se li lasciamo fare tutto quello che vogliono come potranno poi essere capaci di lavorare sotto un padrone? Come potranno competere con chi una disciplina l’ha avuta? Come potranno regolarsi da sé?
Le persone che rifiutano di concedere libertà ai bambini sulla base di questi argomenti non si rendono conto che il presupposto da cui partono è la convinzione del tutto infondata che un bambino non potrà mai crescere o svilupparsi se non viene costretto a farlo. I quaranta anni di esperienza a Summerhill smentiscono questa ipotesi.

Qualche anno fa Summerhill ha vissuto un’esperienza unica, si può dire? Mi riferisco alla battaglia legale.

Ci fu un ricorso in tribunale richiesto dal Ministero dell’Istruzione per conto del Ministro David Blunkett per la chiusura della scuola dopo un rapporto dell’OFSTED (The Office for Standards in Education Children’s Services and Skills), l’ufficio che stabilisce le norme d’istruzione, servizi e competenze per i bambini.
È andato tutto per il meglio, abbiamo ricevuto donazioni da moltissime persone, siamo stati inondati dalla generosità. Abbiamo potuto permetterci la difesa di Geoffrey Robertson, considerato il campione dei diritti umani di fama mondiale. L’evento unico fu che i bambinipoterono partecipare al voto per un accordo, in una riunione tipica di Summerhill, con il permesso dei giudici della Corte reale. E la scuola ovviamente non fu chiusa.

Lei ha rimesso in sesto bambini feriti da persone che avevano instillato in loro la paura.

La paura può essere un’esperienza terribile nella vita di un bambino. Ogni genere di paura: la paura degli adulti, delle punizioni, di essere disapprovati da Dio. Tutte dovrebbero venire eliminate dalla vita infantile. In una atmosfera di paura non può fiorire altro che l’odio.
Ci sono tante cose che ci fanno paura: la povertà, il ridicolo, i fantasmi, i ladri, il buio. Ciò che contraddistingue un bambino ben allevato è il modo di respirare che, se libero e non inibito, dimostra di non avere paura della vita.
Ho scritto il libro I ragazzi felici di Summerhill con la speranza di aiutare i genitori a rendersi conto della tremenda influenza che possono esercitare verso il bene o verso il male.
Per di più la legge dà ai genitori il diritto di decidere: «Mio figlio deve essere allevato in questo modo». La madre o il padre possono picchiare il loro figlio, possono terrorizzarlo, rendere la sua vita miserabile e la legge può intromettersi solo se le percosse provocano danni fisici, nel caso invece di danni psichici non può interferire, per gravi che siano. La tragedia è che i genitori credono sempre di agire per il bene del figlio.
La grande speranza dell’umanità è che i genitori imparino veramente ad agire per il bene dei figli. Ciò avverrà il giorno in cui saranno consapevoli e solidali con i loro bambini nello sviluppo di questi verso la libertà e l’amore.

Alexander Sutherland Neill, nato a Forfar, Agus, Scozia, nel Regno Unito il 17 ottobre 1883, è stato un insegnante, pedagogo e scrittore. Vissuto in una famiglia rigida e severa aveva sviluppato un’avversione per le punizioni. Non amava lavorare mentre era portato per lo studio. Frequentò l’Università di Edimburgo e fondò nel 1921 la scuola di Summerhill ora con sede a Leiston, Suffolk, in Inghilterra. L’UNESCO lo riconosce come uno degli educatori più importanti a livello mondiale, ed è considerato da molti come colui che ha influenzato un numero straordinario di insegnanti. Ha ricevuto più di una laurea honoris causa. Ha contribuito allo sviluppo dell’educazione per una vita migliore. È morto a Leiston il 23 settembre 1973. La figlia Zoe continua la sua opera a Summerhill.

Fonti
Le risposte di Neill in questa intervista sono tratte da I ragazzi felici di Summerhill di Alexander S. Neill, RED Edizioni, Milano, 2012, traduzione di Marco Amante.https://www.summerhillschool.co.uk